Web, 10 Marzo 2009
A chi come me ha amato questa città, perchè ci vive, ci ha vissuto o si è illuso di viverci passandoci pochi giorni la settimana, consiglio questo pezzo di Andrea Romano sul titolo del quale ho giocato a mio piacimento e che spiega molto di una città che difficilmente smetterà di stupirmi.

...Penso piuttosto alla complessità di una città dove succede regolarmente di sentir chiamare per nome il negoziante, come nel più piacevole dei paeselli italiani, ma dove funziona un meccanismo di zoning etnico in tutto e per tutto simile a quello di New York o San Francisco. E quindi un sistema di divisione per strade e quartieri dove basta girare l’angolo per ritrovarsi in uno scenario etnoculturale completamente diverso, senza alcuna gradualità spaziale nella diluizione delle differenze di lingua o di abitudini. L’esatto contrario della vita di provincia, e comunque qualcosa che non trovi ancora nelle grandi città italiane dove i nuovi quartieri arabi o cinesi sono annunciati da insegne e botteghe che si fanno poco a poco più compatte e visibili.
Quello di Torino è un multiculturalismo vero, basso, persino brutale. Che non a caso ha chiesto a chi la governa di mettere da parte le convenzioni della correttezza politica per rispondere alle ansie dei suoi abitanti. La novità del fenomeno Chiamparino nasce anche da qui, non solo dal percorso biografico di un riformista pragmatico. Il sindaco ha saputo prendere sul serio la percezione di insicurezza della città senza neanche intaccare la soglia della tolleranza, riuscendo in questo modo ad integrare il linguaggio della propria parte politica sui temi dell’accoglienza e del binomio tra diritti e responsabilità...
[cm]

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